
Sotto la superficie del Mar Mediterraneo, a pochi metri dalle spiagge dove ogni estate milioni di persone fanno il bagno, si estende una foresta che pochi vedono e che quasi nessuno conosce davvero. È Posidonia oceanica, una pianta marina che esiste solo nel Mar Mediterraneo. Le sue praterie sommerse proteggono le coste, ospitano centinaia di specie, producono ossigeno e trattengono carbonio. Oggi, però, sono tra gli habitat più minacciati del nostro mare.
In questa guida spieghiamo cos’è la Posidonia, perché è così importante, cosa la mette a rischio e come si può ripristinare. One Ocean Foundation dal 2023 è impegnata nel ripristino e nella tutela di questo ecosistema attraverso il progetto Blue Forest.
Cos’è la Posidonia oceanica
Posidonia oceanica è una pianta marina endemica del Mar Mediterraneo. Non è un’alga, come spesso si pensa, ma una pianta vera e propria, con radici, rizomi e lunghe foglie nastriformi. Cresce in gruppi fitti che formano vaste praterie sommerse, chiamate posidonieti.
Queste praterie poggiano sulla matte, un intreccio di rizomi e radici in cui rimane intrappolato il sedimento. È una struttura che si forma con enorme lentezza: la Posidonia cresce di appena 1-2 centimetri all’anno. Ecco perché un ecosistema così importante è anche così fragile. Una prateria danneggiata non si rigenera in una stagione e, in alcuni casi, i tempi di recupero si contano in centinaia di anni.
Perché la Posidonia oceanica è il “polmone del Mediterraneo”
Come ogni pianta, la Posidonia fa la fotosintesi e rilascia ossigeno, e lo fa in quantità notevoli: una prateria può produrre fino a 20 litri di ossigeno al giorno per ogni metro quadrato. Da questa pianta arriva circa l’80% dell’ossigeno prodotto lungo le coste del Mediterraneo, ed è per questo che la chiamiamo il polmone del Mediterraneo.
A cosa servono le praterie di Posidonia: biodiversità, coste e clima
L’ossigeno è solo uno dei motivi per cui le praterie di Posidonia sono considerate tra gli ecosistemi più importanti del Mediterraneo. Sono anzitutto un hotspot di biodiversità: tra le foglie e i rizomi, oltre 350 specie trovano riparo, nutrimento e un ambiente favorevole alla riproduzione. Fanno poi da barriera naturale per le coste: le foglie dissipano l’energia delle onde, mentre rizomi e radici stabilizzano il fondale, e insieme prevengono l’erosione delle spiagge sabbiose.
C’è infine il ruolo nella lotta al cambiamento climatico. Le praterie di Posidonia oceanica sono grandi serbatoi di carbonio: secondo le stime più diffuse in letteratura scientifica, un ettaro di prateria immagazzina la stessa quantità di carbonio di dieci ettari di foresta tropicale. Nel caso della Posidonia, i sedimenti sotto la prateria conservano oltre 270 tonnellate di carbonio per ettaro, accumulate nell’arco di secoli (Report WWF 2025). Finché la prateria resta intatta, quel carbonio rimane sotto il fondale. Se viene distrutta, viene rilasciato nell’atmosfera.
Le minacce alla Posidonia oceanica
Dagli anni Cinquanta a oggi le praterie di Posidonia hanno subito una forte regressione: in alcune aree fino al 90% della loro estensione originaria e, nel Mediterraneo nel suo complesso, oltre il 30% è già scomparso. La responsabilità è quasi sempre delle attività umane lungo la costa.
Tra le cause principali c’è la pesca a strascico. Sui posidonieti è vietata, ma viene praticata illegalmente e sradica intere piante e distrugge la matte, con un doppio danno: si perde la pianta e si libera il carbonio che la matte conservava. Poi c’è l’inquinamento, che colpisce le praterie con sostanze chimiche e con la torbidità dell’acqua, la quale impedisce alla luce di raggiungere le foglie. A queste pressioni si aggiungono lo sviluppo costiero e gli effetti dei cambiamenti climatici.Ma la minaccia più concreta per le praterie di Posidonia oceanica, ad oggi resta l’ancoraggio delle imbarcazioni specialmente nella stagione estiva.
L’ancoraggio delle imbarcazioni: l’impatto sulle praterie di Posidonia
Quando un’ancora viene calata su una prateria, l’ancora stessa e la catena strappano foglie, rizomi e a volte intere piante, lasciando veri e propri crateri sul fondale. Il report WWF 2025 “Safeguarding Mediterranean Seagrass Blue Forests: Anchoring Impacts” mette in fila i numeri. Un solo ancoraggio di uno yacht di grandi dimensioni può distruggere tra 30 e 100 metri quadrati di prateria, e ogni anno ne vengono danneggiati oltre 5 milioni di metri quadrati, soprattutto nelle baie più frequentate. In tutto, circa 50.000 ettari di praterie sono a rischio, con una perdita potenziale di servizi ecosistemici stimata in circa 4 miliardi di euro all’anno. Le imbarcazioni oltre i 24 metri pesano per circa il 60% dell’area colpita.
I punti più critici si concentrano in Italia, Spagna, Turchia, Grecia, Croazia, Francia, Malta e Cipro. Una possibile soluzione è l’installazione di campi boe regolamentati, che permettono di ormeggiare senza toccare il fondale, proteggendo la prateria e garantendo al tempo stesso una fruizione sostenibile della costa. Per questo motivo, tutte le attività di piantumazione della Fondazione avvengono in Aree Marine Protette o in campi boe regolamentati, come il campo boe di Cala di Volpe (Sardegna) creato oltre vent’anni fa da Smeralda Holding e in cui è attivo il progetto Blue Forest di One Ocean Foundation . Questo campo boe è un esempio virtuoso perché è destinato a diventare potenzialmente la più estesa iniziativa di riforestazione marina nel Mar Mediterraneo.
Come è protetta la Posidonia oceanica
La Posidonia è inclusa nella Lista Rossa delle specie marine minacciate e le sue praterie sono considerate habitat prioritari dall’Allegato I della Direttiva europea 92/43/CEE sulla conservazione degli habitat naturali. La direttiva prevede la designazione di Zone Speciali di Conservazione, note anche come Siti di Interesse Comunitario.
A livello internazionale, il ripristino degli ecosistemi è uno dei pilastri dell’Agenda 2030. Le Nazioni Unite hanno proclamato il Decennio per il ripristino degli ecosistemi (2021-2030), con l’obiettivo di prevenire, arrestare e invertire il degrado in ogni continente e oceano, e sostengono l’iniziativa 30x30, che punta a proteggere almeno il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030.
Come si ripristina la Posidonia oceanica: la riforestazione marina
Proteggere ciò che resta è la priorità. Dove la prateria è già stata danneggiata, però, si può intervenire con la riforestazione marina: si trapiantano nuove piante per aiutare l’ecosistema a ripartire.
Il metodo che One Ocean utilizzapiù di frequente prevede la posa sul fondale di biostuoie in fibra di cocco, spesso accoppiate a una rete metallica, su cui vengono fissate le talee di Posidonia. Le talee sono raccolte esclusivamente tra le piante già sradicate naturalmente dal fondale, senza intaccare la prateria sana. A questa tecnica si affianca un metodo più recente, che utilizza picchetti metallici lunghi circa 30 cm per ancorare direttamente al fondale le singole talee.
Un’altra strada, ancora sperimentale, è quella dei semi spiaggiati. Le fioriture di Posidonia sono eventi rari: quando i frutti si spiaggiano, i semi possono essere raccolti, fatti germinare in laboratorio e trapiantati in un secondo momento. È il lavoro che stiamo portando avanti nell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto, in Puglia.
Piantare, però, non basta. Dopo ogni intervento, università e centri di ricerca monitorano i siti per anni per capire quante piante attecchiscono e quale tecnica funziona meglio. Il ripristino è un percorso lungo e la ricerca ne è parte integrante.
Cosa puoi fare per proteggere la Posidonia oceanica
Molti dei danni alla Posidonia nascono dal fatto che le praterie non si vedono dalla superficie. Chi va in barca può fare la differenza evitando di ancorare sulla prateria, utilizzando i campi boe dove ci sono e preferendo fondali sabbiosi, lontani dalle chiazze scure che segnalano la presenza della pianta. Anche informarsi e raccontare ad altri cos’è la Posidonia è un gesto utile. E se vuoi sostenere la ricerca e il ripristino, puoi farlo direttamente con One Ocean Foundation.
Domande frequenti sulla Posidonia oceanica
La Posidonia oceanica è un’alga?
No, è una pianta marina con radici, rizomi e foglie.
Dove vive la Posidonia oceanica?
Solo nel Mar Mediterraneo: è una specie endemica.
Quanto cresce la Posidonia?
Molto lentamente, circa 1-2 cm all’anno. Per questo un danno può richiedere secoli per essere riparato.
Perché la Posidonia è chiamata “polmone del Mediterraneo”?
Perché produce ossigeno con la fotosintesi, fino a 20 litri al giorno per metro quadrato di prateria.
Perché la Posidonia oceanica è protetta?
È inclusa nella Lista Rossa delle specie marine minacciate e le sue praterie sono habitat prioritari secondo la Direttiva europea 92/43/CEE.
Si può ripristinare una prateria di Posidonia?
Sì, con la riforestazione marina: talee o semi vengono trapiantati e poi monitorati nel tempo. Richiede però anni di lavoro e ricerca.


